Una cava studio di ricerca per un team italo-canadese

  • In LECCE
  • lun 03 Febbraio 2020
Una cava studio di ricerca per un team italo-canadese

Dopo il ritrovamento del primo rettile marino, qualche anno fa, affiorano altri fossili

NARDO' - I fossili cretacei di Nardò attirano, per abbondanza e qualità di preservazione, oltre che per informazioni sulla vita dei più antichi abitanti del Salento attirano l’attenzione di tanti studiosi. Al momento, su una cava in disuso sta lavorando un team di ricerca italo-canadese con il Museo della Preistoria. Sono convinti che tali fossi possono fornire importanti e nuovi informazioni soprattutto su come si organizzavano e come si muovevano gli organismi che popolavano le coste di una delle isole che costituiva la Puglia.

Ebbene sì, circa 70-75 milioni di anni fa, nel Cretaceo Superiore, il territorio pugliese era costituito da tante piccole isole. Tra queste le rocce che oggi affiorano a Nardò e che, in particolare, contengono informazioni sull’ambiente e il tipo di organismi che popolavano le coste di una di queste isole. A Nardò, infatti, non sono stati ritrovati solo scheletri completi, ma anche tessuti molli mineralizzati come pelle e muscoli che difficilmente vengono fossilizzati. Una fonte di informazioni senza precedenti che contribuirà ad approfondire le conoscenze sulla vita passata nell’area mediterranea, consentendo confronti con altre località di età simile in tutto il mondo.

L’interesse scientifico per gli affioramenti cretacei di Nardò si è risvegliato qualche anno fa, durante lo studio sul primo rettile marino rinvenuto nell’area. I risultati di questo studio sono stati pubblicati nel 2018 sulla rivista “Royal Society Open Science”, ma già da prima l’attuale team di ricerca si è operato per avviare una collaborazione con il Museo della Preistoria di Nardò, per una ricerca partecipata, e individuare una nuova area di scavo.

L’interesse del Museo ad implementare le conoscenze sui calcari cretacei è determinata dalle informazioni essenziali che essi apportano alla ricostruzione dell’evoluzione geo-ambientale del litorale neretino. Inoltre, per migliaia di anni, durante il Paleolitico, hanno costituito la principale riserva di materie prime utilizzate dai gruppi neandertaliani e sapiens per costruire manufatti destinati alla caccia e alle altre attività. Le caratteristiche geo-litologiche e la localizzazione degli affioramenti contribuiscono a ricostruire le modalità di organizzazione e la mobilità dei più antichi abitanti del Salento.

Gli sforzi congiunti dello staff del Museo della Preistoria diretto da Filomena Ranaldo, del team di ricerca italo-canadese, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto e delle autorità e comunità locali, hanno consentito di avviare nel 2019 un progetto di ricerca e valorizzazione dei fossili di Nardò con l’obiettivo di svelare la ricchezza di questo meraviglioso patrimonio scientifico e culturale. Il team di ricerca è guidato da Ilaria Paparella, con il supporto di Michael Caldwell dell’Università Alberta (Edmonton, Canada). A capo degli studi geologici Angelo Cipriani. Il laboratorio Caldwell al completo è recentemente stato a Nardò per la prima campagna di scavo che ha ufficialmente dato inizio al progetto “fossili di Nardò”.

Il sito di studio (che presto potrebbe diventare un “geosito”) è una cava in disuso che già in passato è stata luogo di ricerche e rinvenimenti. Grazie alla passione e alla dedizione di Giuseppe Agostino Manca e dell’attuale erede, Annalena Manca, la cava è stata salvaguardata negli anni e messa a disposizione a scopo di ricerca e valorizzazione per questo nuovo progetto. I lavori nel sito e la sua vicinanza al Museo della Preistoria (dove sono custoditi i fossili più antichi d'Europa) e ai siti archeologici di Portoselvaggio consentiranno di creare percorsi educativi e turistici congiunti, arricchendo la ricchezza e l’interesse culturale nel territorio neretino. In accordo con la Soprintendenza, i fossili raccolti durante i nuovi scavi andranno ad arricchire la collezione paleontologica del Museo della Preistoria di Nardò, dove saranno studiati e valorizzati.

L’idea è quella di promuovere la rilevanza scientifica di questo patrimonio culturale neretino a livello internazionale e contemporaneamente costruire percorsi educativi e formativi tra museo e sito di scavo di cui potrà beneficiare prima di tutto la comunità locale. Non solo raccolta e studio di nuovi fossili, quindi, ma anche sensibilizzazione della comunità riguardo un bene finora sottovalutato. Il progetto mira a condividere con il pubblico la rilevanza dei fossili neretini, trasformando il sito di scavo in un laboratorio paleontologico all’aperto, direttamente collegato all’esposizione museale presso il Museo della Preistoria di Nardò.

La prima campagna di scavo si è rivelata di grande successo, con un numero impressionante di nuove scoperte tra cui pesci, frammenti di lucertole e una tartaruga completa di guscio, arti e tessuti molli mineralizzati. Notevole anche il rinvenimento di invertebrati. Ai nuovi reperti vanno aggiunti i circa 50 esemplari fossili già conservati nel Museo della Preistoria, la maggior parte dei quali è ancora da riesaminare anche alla luce dei nuovi ritrovamenti. Una quantità di materiale che alimenterà le ricerche scientifiche per anni e che incita il gruppo di lavoro a continuare questo progetto con ottimismo ed entusiasmo.