Inaugurata la mostra dedicata a Boldini nella Pinacoteca De Nittis

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  • lun 09 Dicembre 2019
Inaugurata la mostra dedicata a Boldini nella Pinacoteca De Nittis
A sinistra “Fuoco d’artificio” di Giovanni Boldini, a destra “Giornata d’inverno” di Giuseppe De Nittis

In contemporanea opera dell’artista pugliese a Ferrara

BARLETTA - Scambio di opere e culture di due grandi maestri, uno emiliano e l’altro pugliese, entrambi vissuti a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, italiani trasferitisi a Parigi ed è in Francia che vissero sino alla fine dei loro giorni perfezionando la loro arte e dando vita a nuove correnti artistiche. Due mostre, in contemporanea, in una città pugliese per l’artista emiliano, e in una città emiliana per l’artista pugliese.

“Boldini. L’incantesimo della pittura” è la rassegna che comprende il capolavori giunti dal Museo Boldini di Ferrara ed in mostra nella Pinacoteca “De Nittis” a Barletta sino al 3 maggio 2020. La mostra a cura di Barbara Guidi e Maria Luisa Pacelli è la prima monografica mai dedicata in Puglia al celebre ritrattista, collega di Giuseppe De Nittis a Parigi, frutto di un virtuoso scambio tra istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca-Casa De Nittis di Barletta.

Tra i protagonisti indiscussi della pittura italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento, Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) è stato uno dei più celebri ritrattisti della Belle Époque assieme a James McNeill Whistler, John Singer Sargent e Joaquín Sorolla e ha immortalato i protagonisti del tempo, da Robert de Montesquiou alla marchesa Luisa Casati, facendo di loro l’immagine stessa di quel momento storico e culturale. Boldini annovera una parabola artistica avvincente e complessa che va oltre il ritratto: il suo talento si è espresso in ogni genere e tecnica, dalla veduta alla natura morta, dalla pittura alla grafica, come dimostrano testimonianze figurative di straordinario fascino e forza, imprescindibili per comprendere l’opera dell’artista nella sua totalità.

Nato a Ferrara nel 1842, si trasferì nella più vivace e cosmopolita Firenze all’età di 22 anni. Qui, grazie anche alla vicinanza alle poetiche del vero promosse dai ‘macchiaioli’, si distinse per un’interpretazione libera e personale del ritratto. Dopo un breve soggiorno di sei mesi a Londra nell’ottobre del 1871, Boldini si spostò a Parigi, dove rimase fino alla morte, facendo della capitale francese la sua seconda patria. Boldini sviluppa uno stile originale e sofisticato con il quale rinnova l’antica pratica del ritratto, genere al quale si dedica in maniera pressoché esclusiva a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento divenendo, anche grazie a una notevole capacità imprenditoriale, uno dei più richiesti interpreti del ritratto di società. Contestualmente, l’artista si dedica a interessanti declinazioni di una pittura di oggetti e luoghi a lui cari, non destinata al mercato e caratterizzata da uno stile personalissimo, emblematica della sensibilità della fin de siècle: fra tutti, gli affascinanti interni della sua casa e atelier o le vibranti vedute della laguna di Venezia.

La rassegna Boldini a Barletta intende presentare l’opera di questo grande maestro in ogni aspetto e ambito della sua produzione, dal paesaggio alla natura morta, dalle vedute di città al ritratto, sia quello intimo che ritrae amici e colleghi, che quello di società che gli ha regalato successo e fortuna. Grazie all’ampiezza della collezione del Museo Boldini di Ferrara – la più estesa e rappresentativa raccolta pubblica intitolata al maestro – una straordinaria selezione di quasi 70 opere permetterà di ripercorrere, in maniera esaustiva, i principali snodi della sua vicenda artistica, dalle vibranti prove degli anni fiorentini ai grandi dipinti della maturità, iconici capolavori della Belle Époque come il Piccolo Subercaseaux, i ritratti “alla moda” della Contessa de Leusse, della Principessa Eulalia e Fuoco d’artificio o la magnetica effigie della Signora in rosa, emblematica di una nuova rappresentazione, nervosa ed elegante, della femminilità moderna.

In contemporanea, e quindi sino al 3 maggio 2020, nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara, si terrà pure “Mia cara piccola moglie…, la donazione De Nittis dall’atelier al museo”, mostra documentaria dedicata all’artista barlettano curata dall’ArcheoBarletta, in occasione del riallestimento della Pinacoteca, a seguito dello scambio di opere tra il Museo “Giovanni Boldini” di Ferrara e la Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”. La nuova esposizione delle opere restanti si articola in nove sezioni tematiche, accompagnate da citazioni tratte da lettere, romanzi, saggi dedicati a De Nittis.

La mostra documentaria parte dalla realtà familiare degli ultimi anni di vita dell’artista e arriva alle vicende che hanno portato la vedova De Nittis, Léontine Lucile Grouvelle, a lasciare per testamento i dipinti più cari del marito alla città di Barletta. Sono state ricostruite le fasi che porteranno, poi, alla nascita del Museo dedicato a De Nittis, nonché i problemi sul numero dei quadri che hanno interessato molti studi successivi. La verifica di questi numeri è stata piuttosto complessa: i titoli delle opere sono stati modificati nel tempo rispetto al primo elenco notarile redatto in Francia e al verbale di Giuseppe Gabbiani, incaricato dal Comune a ritirare il legato De Nittis a Parigi nel 1914. Al tal proposito, nelle didascalie di ogni singola opera è stato inserito il titolo originario e quello attuale, con i riferimenti dell’elenco Gabbiani e del registro acquisizioni.

È stato chiarito, inoltre, il “mistero” delle due opere donate nel 1909 da Léontine, prima del lascito testamentario. Nel percorso espositivo, ci sono anche sei opere di altri autori, ma facenti parte comunque della donazione. L’intento, attraverso una rigorosa disamina dei documenti, è quello di offrire una lettura attenta e approfondita della storia della collezione.

I temi sono raccontati attraverso materiale documentario e fotografico proveniente dall’Archivio comunale della Pinacoteca De Nittis, dall’Archivio di Stato sezione di Barletta, dalla Biblioteca comunale, dall’Archivio del Comune di Parigi, dalla Bibliothèque Nationale de France e da collezioni private.

Le due mostre organizzate a Barletta e Ferrara rappresentano l’epilogo virtuoso di un progetto a lungo meditato e fortemente voluto dalle due Istituzioni museali e la piena attuazione di un proficuo scambio culturale e professionale tra enti pubblici. Entrambi i pittori, Boldini e De Nittis, sono stati capaci di ritrarre la contemporaneità coeva al tempo in cui hanno vissuto ma senza rimanerne ingabbiati tanto che, ancora oggi, si apprezza nelle loro opere una modernità quasi senza tempo.


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