Utin del Fazzi più a misura di neonati e mamme con preziose donazioni

  • In LECCE
  • ven 12 Aprile 2019
Utin del Fazzi più a misura di neonati e mamme con preziose donazioni

"Cuore e mani aperte verso chi soffre” e Lions Club Lecce Messapia continuano con opere benefiche

LECCE - Scaldabiberon, sedie per la marsupio terapia e bilirubinometro in molti ospedali sono ‘strumenti’ la cui presenza potrebbe essere per molti ‘scontata’ nei reparti di Terapia intensiva neonatale, dove sono ricoverati i bimbi nati prematuramente. Non è così. Ma per fortuna c’è chi pensa a regalarli in modo da garantire alle mamme di poter allattare e coccolare i loro piccolini, più fragili di altri neonati, in maniera più sicura e persino più agevole.

A Lecce ancora una volta l’associazione “Cuore e mani aperte verso chi soffre” onlus e il Lions Club Lecce Messapia ha donato all’Utin questi strumenti all’Utin dell’Ospedale “Vito Fazzi” per rendere il particolare reparto più a misura di neonati e mamme. «Sono questi piccoli e grandi contributi che permettono alla Sanità pubblica di costruire un rapporto positivo con la comunità», ha detto il direttore amministrativo dell’Asl Lecce, Antonio Pastore, nel ringraziare associazione e club donatori durante la consegna ufficiale delle attrezzature all’Unità di Terapia Intensiva Neonatale.

Una bella e sentita cerimonia, conclusa con la benedizione impartita dall’arcivescovo di Lecce monsignor Michele Seccia, alla quale hanno partecipato il direttore medico del “Fazzi”, Giampiero Frassanito, il presidente e il vicepresidente di “Cuore e mani aperte verso chi soffre”, don Gianni Mattia e Franco Russo, il presidente del Lions Club Lecce Messapia Sergio Rizzo, il direttore responsabile dell’Utin Giuseppe Presta, il ‘padre’ della Neonatologia leccese Raffaele Longo, operatori sanitari, studenti del corso di Scienze infermieristiche e i ‘nasi rossi’ volontari della clownterapia.

La donazione delle strumentazioni medicali è l’ennesimo risultato della collaborazione delle due realtà associative con l’Azienda sanitaria, nell’alveo della umanizzazione degli spazi ospedalieri e in funzione del Polo Pediatrico del Salento. Un traguardo sempre più alla portata, giacché – ha ricordato Pastore «con il Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione, ndr) completato e in fase di collaudo e accreditamento, si avvicina anche l’obiettivo importantissimo di poter realizzare anche qui nel Salento un vero ospedale per i bambini. I vincoli burocratici ci costringono a fare i ragionieri, acquistando ciò che è indispensabile. Per questo, quanto fa il volontariato per la Sanità è fondamentale poiché aggiunge strumenti utili alla nostra attività quotidiana e migliora il rapporto con le persone, pazienti e familiari. La Sanità pubblica ha al suo fianco tantissime associazioni che ci aiutano e ci supportano, basta girare specialmente in alcuni reparti ospedalieri per capire quanto sia importante il loro contributo».

Strumenti utili, dunque, ma anche un patrimonio intangibile da misurare in termini di umanità: «Grazie alla sensibilità dei volontari – ha sottolineato il neonatologo Presta - riusciamo ad avere tanti piccoli e grandi aiuti che ci permettono di umanizzare il nostro reparto, dove diamo la vita, curiamo non solo la patologia del bambino ma ci prendiamo cura anche della mamma, del papà e degli altri figli, perché la famiglia intera subisce un forte impatto dalla nascita di un bambino pretermine o con patologia. La buona medicina è fatta anche di piccole cose che, messe insieme, rendono il nostro reparto un po’ meno di terapia intensiva e più a misura di bambino e mamme».

E allora le sedie saranno utilissime per la marsupio terapia, consentendo alle mamme di poter tenere i propri piccoli a contatto della pelle, con effetti benefici per entrambi; lo scaldabiberon permetterà alle infermiere di poter scongelare il latte materno, preziosissimo per bambini che pesano soltanto 5-600 grammi e, non di rado, trascorrono mesi in terapia intensiva; così come il birilubinometro offrirà la possibilità di misurare il livello di birilubina nel sangue, responsabile dell’ittero, solamente appoggiando l’apparecchio al lobo dell’orecchio dei neonati e non più attraverso una piccola puntura, quindi senza più traumatizzare soggetti particolarmente fragili. Un ospedale più accogliente grazie ai professionisti, ma pure ai volontari che portano colore e calore in ospedale e che rende migliore la vita degli altri.


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