Inaugurato il Museo Archeologico a Santa Scolastica

  • In BARI
  • lun 15 Ottobre 2018
Inaugurato il Museo Archeologico a Santa Scolastica

Ricco di reperti risalenti dall’età del Bronzo al Medioevo raccontano la storia del capoluogo della Puglia

BARI - Il complesso monumentale di Santa Scolastica ed in particolare i nuovi spazi museali dove è ospitato il patrimonio archeologico di Bari è ora fruibile al pubblico. Il 13 ottobre 2018 è infatti stato inaugurato dal sindaco di Bari e metropolitano Antonio Decaro, insieme con il soprintendente all’Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari Luigi La Rocca e l’architetto Paola Diomede, in rappresentanza della Regione Puglia.

Grazie al completamento del restauro del portico e di alcuni ambienti dell’ex convento, è stata aperta al pubblico la sezione dedicata all’Archeologia che espone reperti provenienti da scavi effettuati, anche in tempi recenti, in vari luoghi della città.

L’intervento è stato reso possibile con finanziamenti del Ministero per i Beni e le attività culturali e della Regione Puglia e precede di qualche mese l’apertura delle sezioni museali allestite al piano terreno e al primo piano di Santa Scolastica con i reperti delle collezioni provinciali.

Santa Scolastica dunque non è più solo un bene storico ed architettonico ma anche un contenitore storico-culturale che torna alla fruizione del pubblico. Nel frattempo continuano gli interventi di restauro e riqualificazione al piano superiore, per consentire a baresi e soprattutto ai turisti ce ogni giorno, provenienti da ogni parte del mondo soprattutto grazie a navi crociera, attraversano i vicoli della città vecchia alla ricerca delle tracce della storia e dell’identità della città di Bari. Il bastione e l’intero complesso di Santa Scolastica, con le collezioni di reperti archeologici che qui saranno esposte, si arricchiscono e diventano fedele e autentica testimonianza delle vestigia del passato del capoluogo regionale.

Nella sezione dedicata all’Archeologia di Bari sono esposti, in alcuni casi per la prima volta, reperti archeologici di proprietà statale o già presenti nella collezione della città metropolitana (ex Museo Provinciale di Bari) si tratta di ceramiche, oggetti in metallo, epigrafi, monili, corredi funerari che consentono di ripercorrere la storia millenaria della città, dal primo insediamento dell’età del Bronzo, collocato proprio sulla punta dell’attuale centro storico protesa verso il mare, fino al medioevo, ampiamente documentato dai reperti rinvenuti in diversi punti della città vecchia e all’interno del convento stesso, il cui palinsesto archeologico è stato lasciato, ove possibile, a vista. Completa il percorso un richiamo all’antico allestimento di cui sono testimonianza alcuni arredi completamente restaurati.

Il percorso di visita delle nuove sale del Museo Archeologico di S. Scolastica, allestite negli ambienti dell’omonimo monastero medievale, riprende le mosse dal bastione aragonese, con le stratificazioni plurisecolari che la ricerca archeologica ha evidenziato. In continuità con il palinsesto archeologico del bastione, la sezione “Archeologia di Bari”, allestita in un arioso ambiente porticato, scende nel dettaglio dei reperti attraverso una ricca selezione dei contesti archeologici più significativi che possono documentare per grandi tappe il percorso di formazione del centro antico dal villaggio alla città con le sue possenti cortine murarie. In un viaggio a ritroso nel tempo, dal Medioevo (1100) fino all’età del Bronzo (1800 a.C.), una lunga vetrina accoglie in sequenza, come in un’ideale stratigrafia, gli oggetti del quotidiano, con esemplari anche di pregio, e del rituale funerario.

Alcune epigrafi commemorative e funerarie medievali rimandano alle vicende del complesso monastico legate alle figure delle potenti e ricche badesse che lo governarono, una delle quali, badessa Adriana Gerunda (nel XII sec), effigiata sul coperchio di un sarcofago in pietra in esposizione.

Le scarne testimonianze della romana Barium, attestata da strutture residenziali ed edifici a carattere pubblico, sono state recentemente incrementate dal ritrovamento di parte di una domus in strada Annunziata che ha restituito, tra l’altro, uno splendido esemplare di bicchiere in vetro di produzione siro-fenicia databile ai secoli I-II d.C. e di età romana imperiale.

Vengono inoltre esposte sei epigrafi funerarie di età romana imperiale con riferimenti alla società dell’epoca.

Di Bari peucezia, che nel IV secolo a.C. appare cinta da possenti mura, visibili nei cortili del monastero, ben documentate sono le necropoli. In esposizione una serie di corredi di età arcaica e classico-ellenistica ( VI-IV a.C), tra cui spicca il corredo rinvenuto in piazza S.Pietro, nel 1912, da Michele Gervasio, direttore del Museo Archeologico di Bari tra i pezzi più pregiati una grande olla a decorazione geometrica e ceramiche greche (VI sec. a.C.).

Un’ immagine ingrandita degli scavi in piazza S. Pietro, successivamente ripresi nel 1927, documenta l’interesse di tale area archeologica, parte integrante del percorso di visita del Museo. Una parte saliente dell’esposizione è dedicata alla documentazione del grande villaggio protostorico tra età del Bronzo ( 1800- 1100 a.C.) ed età del Ferro ( 900-700 a.C.), che occupava la punta del promontorio dell’odierna Città vecchia. Viene in tal caso riproposta la ricostruzione della sequenza stratigrafica relativa, sulla base degli scavi nel monastero negli anni settanta, e della capanna dell’età del Bronzo rinvenuta a S.Maria del Buon Consiglio.

A seguire, in un lungo ambiente voltato che prospetta su uno dei cortili del monastero in cui affiorano preesistenze archeologiche dell’area, una mostra documentaria illustra i recenti lavori di ricerca e restauro, e propone immagini, arredi d’epoca e documenti dello storico Museo della Provincia di Bari. La successiva sala “Vita nel Monastero” conserva a vista le emergenze archeologiche di fasi diverse. Ben evidenti sono alcuni pozzi, uno dei quali, riutilizzato come immondezzaio del monastero, ha restituito ceramiche da mensa di età rinascimentale, come un pregiato catino policromo (XV sec.), e di uso comune, rinvenuto in uno di questi pozzi-immondezzai durante recenti ricerche archeologiche nel monastero. Sul fondo della sala la vita nel monastero viene raccontata dalle immagini accattivanti di una swipe – story.