Sono una ventina i prodotti agricoli in crescita in Puglia

  • In LECCE
  • mar 09 Ottobre 2018
Sono una ventina i prodotti agricoli in crescita in Puglia

E’ quanto emerge da uno studio dell’Osservatorio economico e reso noto da Confagricoltura giovani

LECCE - Cece, pomodoro, grano tenero, grano duro, vino, uva da vino, fichi, clementina, cavolo cappuccio, cavolo verza, finocchio, cipolla, carota e pastinaca, sono alcune produzioni agricole di una ventina in crescita in tutta la Puglia. E’ quanto emerge nella sintesi dello studio sulle superfici e sulle produzioni agricole in Puglia e nel Mezzogiorno presentata, qualche giorno fa, durante l’assemblea dei giovani di Confagricoltura svoltasi a Lecce.

Lo studio condotto dall’Osservatorio economico, diretto da Davide Stasi, è stato presentato in alcuni interessanti dettagli alla presenza di Emanuele Savona, vicepresidente dell'Associazione nazionale giovani agricoltori (Anga) per l’area Sud, e Donato Chieffo, membro del comitato di presidenza di Anga.


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L’agricoltura è decisamente in ripresa con l’aumento delle aziende, gli operai dipendenti ed i lavoratori autonomi. Dall’analisi del settore primario nel suo complesso, però, emerge un quadro in chiaroscuro, fatto di luci, ma anche di incertezze.

In base a questo lavoro, illustrato da Davide Stasi e Carlo Guarini, imprenditore vitivinicolo, alcuni indicatori o performance economiche risultano davvero incoraggianti, altri lo sono meno, tant’è che le prospettive future dell’intero comparto possono apparire, tuttora, incerte.

Risultano, in crescita, le produzioni di cece +160,1% (passando di fatto da 10.360 quintali a 26.950); pomodoro +157,5% (da 365.300 quintali a 940.750); vino +121,4% (da 4.097.000 quintali a 9.070.112); grano tenero +86,8% (da 188.400 quintali a 352.000); clementina +83,5% (da 674.100 quintali a 1.237.275); cavolo cappuccio +59,8%; uva da vino +59,8% (da 8.630.000 quintali a 13.788.000); cipolla +57,3%; fichi +54,7%; cavolo verza +38,9%; carota e pastinaca +33,7%; finocchio +27,9% (da 1.054.500 quintali a 1.349.000); grano duro +25,6% (da 7.508.100 quintali a 9.430.000); patata primaticcia +17,6%; indivia (riccia/scarola) +13,6%; limone +9,1%; cavolfiore e broccolo +8,7%.

Per comprendere meglio quali siano le dinamiche di medio-breve periodo, che hanno interessato l’agricoltura, sono stati elaborati, a partire dagli ultimi cinque anni, i principali dati relativi alle estensioni delle superfici agricole (espresse in ettari), nonché alle produzioni totali (espresse in quintali), suddivise per coltivazioni. In particolare, sono state misurate le variazioni che hanno riguardato i seminativi, gli ortaggi, la frutta, gli agrumi, l’olivo, la vite.

I fattori che hanno inciso sulla qualità e sulla quantità dei ‘frutti della terra’ sono molteplici, ma, su tutti, hanno giocato un ruolo determinante le condizioni atmosferiche. Le anomalie meteo-climatiche, sempre più frequenti, hanno influito, in certi casi pesantemente e negativamente, su alcune importanti filiere. Ma anche la diffusione di parassiti o batteri di vario genere ha ridotto, in termini di volumi, le produzioni agricole.

Riguardo alla produzione, si devono tenere in considerazione fattori climatici (durata della stagione, temperatura, umidità, radiazione solare e acqua); fattori biotici (insetti, malerbe, patogeni, uccelli); fattori legati al suolo (lavorazioni, umidità, fertilità, variabilità, struttura e temperatura); fattori gestionali (scelta della varietà della coltura, tempestività della semina e della raccolta, trattamenti, meccanizzazione). Alcuni fattori sono stabili, come la fertilità del suolo (o pH), la presenza di malerbe permanenti e i problemi legati al drenaggio; altri, invece, sono più erratici, come il meteo e la diffusione di patogeni.

D’altro canto, va sottolineato che l’aumento della produzione di alcune colture è stata possibile grazie alla crescente meccanizzazione dell’agricoltura, attraverso l’utilizzo di trattori e mietitrebbiatrici, all’uso di moderne tecniche d’irrigazione e di fertilizzanti e antiparassitari chimici, che però possono causare anche fenomeni di inquinamento dei suoli e delle acque. I terreni agricoli risultano molto frammentati (tra strade ed insediamenti urbani in genere) e per tale motivo non presentano caratteri molto estensivi. Ma anche e soprattutto all’aumento delle aziende agricole e dei lavoratori regolari.