Il salentino Salvo D’Avila ha immortalato gli ulivi di Borgo San Marco

Il salentino Salvo D’Avila ha immortalato gli ulivi di Borgo San Marco

Esposti in una mostra allestita nella tenuta fasanese, saranno visibili gratuitamente

FASANO - Foto notturne tutte raffiguranti i grandi ulivi plurisecolari della tenuta di Borgo San Marco (contrada Sant’Angelo) a Fasano, sono i protagonisti della mostra intitolata “Millenari di Puglia” con fotografie di Salvo D’Avila realizzate nei mesi scorsi.

L’esposizione, inaugurata lo scorso 8 luglio, nel Borgo San Marco, vede immortalati i simboli dell’agricoltura pugliese con i suoi tronchi e rami contorti, rugosi e grigi sormontati da foglie verdi-argentate illuminati dalla luna o particolari luci che ne risaltano ancor di più bellezza, curiosità, fascino e storia.


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Sin dall’antichità e in diverse culture dotato di grande pregnanza simbolica – pace, fecondità, purificazione, forza, vittoria, ricompensa – l’ulivo si identifica da sempre con la Puglia, è una componente essenziale del fascino del suo paesaggio e costituisce una risorsa di grande importanza per l’economia della regione. Gli ulivi ritratti dal salentino Salvo D’Avila, 50enne, sono preziose testimonianze che hanno attraversato i secoli, hanno affrontato la siccità, le devastazioni degli eserciti, le calamità naturali, sono stati piegati dalla sferza dei venti, ma sono ancora lì ben piantati nella terra, e ogni anno dispensano i preziosi frutti da cui si trae un alimento salutare, ormai molto ricercato in ogni angolo del mondo e qui denominato, non a caso, ‘oro verde’.

L’obiettivo di D’Avila ha fissato le chiome rigogliose dalle foglie verde e argento, i tronchi contorti e nodosi, che spesso sembrano cercare il suolo, conferendo alle immagini una connotazione quasi araldica e atemporale. Veri e propri monumenti naturali gli ulivi emergono dal buio come epifanie improvvise, icone imponenti di una terra bellissima e generosa, immagini emblematiche di luoghi, in cui l’uomo sin dall’antichità ha saputo convivere in proficua simbiosi con la natura.

Nato in Salento nel 1968, Salvo D’Avila, è figlio d’arte a tutti gli effetti essendo sua madre uno storico dell'arte e suo padre direttore, per lungo tempo, di una galleria di arte contemporanea. Salvo coltiva quindi la passione di famiglia per le arti visive, specialmente per la pittura, avvalendosi di un mezzo - la macchina fotografica - le cui basi tecniche consolida presso la “Scuola Romanda di Fotografia”. I generi nei quali principalmente si cimenta sono quello del ritratto (in particolare di imprenditori e artisti, soprattutto circensi e danzatrici) e la natura morta (con vari soggetti). E' in questo genere che è più evidente la relazione tra la pittura, citata esplicitamente, e l'invenzione personale. La sua mostra d'esordio "immagini rubate all'agricoltura" l’ha tenuta nel 2012, in una location romana insolita e suggestiva: il mercato di Campo de' Fiori. Oltre che presso la Galleria Le Muse di Andria (2014), le sue affascinanti nature morte sono state esposte in una mostra personale dal titolo “Can Food Be Art”?, curata da Lia De Venere, nell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda (2015), l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo (2016), Borgo San Marco, l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona (2017), la Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura nella sede centrale del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali a Roma. L’ultima personale si è inaugurata il 21 giugno 2018 nella sede del Polo Museale della Puglia nell’ex convento di San Francesco della Scarpa nella città vecchia a Bari. La mostra sarà visitabile sino al 31 luglio 2018, tutti i giorni dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 18 alle 20, con ingresso libero.