Alla Cardiologia del “Fazzi” utilizzata la tecnica delle ‘onde d’urto’

  • In LECCE
  • gio 21 Giugno 2018
Alla Cardiologia del “Fazzi” utilizzata la tecnica delle ‘onde d’urto’

Su una paziente affetta dal restringimento dell’arteria coronarica con placche calcificate

LECCE - Con la nuova tecnica chiamata “Shockwave”, dall’inglese ‘onde d’urto’, l’Unità operativa di Cardiologia interventistica dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce si dimostra all’avanguardia. Qualche giorno fa è stata utilizzata per la prima volta questa tecnica innovativa con grande successo e vantaggio per il paziente.

Le ‘onde d’urto’ consentono di demolire le placche coronariche più dure e difficili da dilatare con gli ormai pluri-utilizzati stents o palloni di angioplastica e rimettere il cuore in salute, attraverso una proceduta mini-invasiva che consente di evitare l’intervento chirurgico e soprattutto una veloce ripresa del paziente. Questa tecnica innovativa è stata impiegata nei giorni scorsi su una paziente di 78 anni con molteplici fattori di rischio cardiovascolare e con una storia recente di angina da sforzo. L’esame coronarografico aveva messo in evidenza una stenosi critica, ossia il restringimento dell’arteria coronaria, con evidenti calcificazioni sul tratto prossimale. L’équipe di Cardiologia Interventistica, guidata dal dottor Giuseppe Colonna, ha quindi deciso di applicare la tecnica “Shockwave” tagliando un importante traguardo: è, infatti, il primo caso del genere eseguito in tutto il Sud Italia (da Roma in giù), da quando la tecnica è stata presentata per la prima volta a Parigi, durante il recentissimo congresso PCR (22-25 maggio 2018).


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La paziente è stata sottoposta a trattamento percutaneo con l’esecuzione della tecnica “Shockwave” seguita da un’angioplastica tradizionale con l’impianto di stent multipli, particolari tubicini usati per riparare le arterie ostruite o indebolite. Il pretrattamento con shockwave ha permesso di rimodellare la lesione calcifica e di trattarla agevolmente con l’angioplastica di routine con un ottimo risultato finale.

«La tecnica – spiega il dottor Colonna - sfrutta il principio della litotrissia, già ampiamente utilizzato in urologia per il trattamento della calcolosi renale, e permette di trattare con semplicità e sicurezza le lesioni coronariche maggiormente calcifiche. Si tratta di placche molto dure, difficilmente dilatabili con i comuni palloni di angioplastica e con gli stents; tali placche richiedono, per un trattamento ottimale, metodiche particolarmente cruente ed aggressive come il Rotablator, una fresa che polverizza la placca calcifica, aumentando il rischio procedurale». La nuova metodica, di fatto, promette di rivoluzionare il trattamento delle lesioni coronariche calcifiche grazie al sistema per litotrissia intravascolare coronarica. Si tratta di un catetere a palloncino, dotato di emettitori per litotrissia posizionati sulla lunghezza utile del palloncino, e di un generatore (collegato al catetere con un cavo di connessione) che viene utilizzato per attivare, tramite un pulsante, i cicli di litotrissia e quindi l’emissione delle onde d’urto che, in pratica, triturano le placche che ostruiscono l’arteria.

Con questa recente metodica la Cardiologia Interventistica del “Fazzi” si appropria di un'ulteriore innovazione tecnologica incrementando le potenzialità di trattamento interventistico sulle lesioni più complesse e ponendosi all'avanguardia alla pari di centri italiani di eccellenza. Tali trattamenti sono peraltro possibili grazie all'utilizzo del nuovo angiografo di ultima generazione ormai a pieno regime da circa tre mesi nell’ospedale di Lecce.

Nella nuova sala angiografica si effettuano procedure sempre più complesse, impensabili fino a qualche anno fa, grazie alla perizia dell'équipe e dell'Heart Team (specialisti di emodinamica, cardiochirurghi e cardioanestesisti che operano insieme), ma soprattutto sfruttando le potenzialità tecnologiche di cui oggi dispone l’Unità operativa di Emodinamica e la possibilità, fornita dal secondo angiografo, di garantire una maggiore sicurezza per il paziente acuto.

L’incremento quantitativo e qualitativo delle prestazioni si è registrato non solo per l'ambito coronarico (nel 2017 sono state eseguite 1.881 procedure totali, più 9% rispetto al 2016, con 703 angioplastiche coronariche) ma anche per quello della patologia strutturale, come la valvulopatia aortica. In questo specifico campo d’intervento, quest'anno sono stati eseguiti un numero doppio di procedure di TAVI (l'impianto della valvola aortica attraverso catetere, senza fermare il cuore) rispetto allo stesso periodo del 2017.

Questo a conferma che interventi che richiedono alta professionalità e strumenti tecnologici avanzati possono essere effettuati in Puglia, senza necessità di recarsi fuori regione. Sono tanti i professionisti negli ospedali pubblici pugliesi che dimostrano competenza e aggiornamento continuo, a loro dobbiamo dare più fiducia, esattamente come è avvenuto per questo caso.