Interventi a distanza con gli hololens, l’idea di giovani dinamici

  • In BARI
  • mar 07 Novembre 2017
Interventi a distanza con gli hololens, l’idea di giovani dinamici

Nato per intervenire su apparecchi elettromedicali può essere utilizzato in sale operatorie ed altri campi

BARI - Gli hololens, gli occhiali che hanno fatto il loro debutto sul mercato circa 3 anni fa nel mondo dei videogiochi, per aumentare le emozioni immergendo i giocatori nella realtà virtuale in 3D dei videogame preferiti, sono da sempre oggetto di studi in tutto il mondo per l’utilizzo in campi diversi. Tra questi, dopo quello ludico, mostrano interessi il settore dell’architettura, della infrastruttura, della meccanica, della scuola e persino della chirurgia.

In tale studio è impegnato anche un giovane team di Bari, dal 2008 costituitosi in un’azienda di rivendita di apparecchiature medicali di genere electric come ecografi, mammografi, tac, pet-tac e via dicendo. Si tratta dell’azienda “Predict” con sede a Bari (www.predictweb.it). Il team barese è composto da cinque giovani, età media circa 30 anni, attratti dall’innovazione tecnologica e dall’uso sociale in cui questa può essere impiegata con particolare attenzione al mondo della sanità. Si tratta di Angelo Gigante, ingegnere elettronico, amministratore delegato dell’azienda, Giuseppe Carella, laureato in chimica, project manager per l’assistenza tecnica oloassistenza, Monica Carella, laureata in ingegneria gestionale, project manager della telemedicina, Mariangela Romanazzi, marketing manager, e Loredana Amoruso laureata in legge, che si occupano rispettivamente della parte amministrativa e legale.


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I cinque giovani baresi sono impegnati su vari progetti ma quello che al momento stanno lanciando sul mercato ed affascina non poco è “Optip” , vincitore assoluto e primo nella categoria Positive Business Technology ai Positive Business Award 2017, insieme con altri riconoscimenti all’azienda barese innovativa.

“Optip” è basato sull’utilizzo del visore hololens attraverso un particolare software, basato su immagini olografiche, di tecnologia ottica che memorizza informazioni visive attraverso sensori ed un finissimo intreccio di frange con l’uso di luce laser, sviluppato da Predict, l’azienda di servizi specializzata nelle tecnologie elettromedicali e partner di General Eletric Healthcare, per intervenire nell’assistenza tecnica a distanza su apparecchiature sofisticate. Da qui si è poi sviluppata l’idea di potenziare questa metodologia nell’assistenza medica e nella chirurgia a distanza. Un progetto pilota avviato con Ospedali Riuniti di Foggia e Policlinico di Bari.

A spiegare a Puglia positiva di cosa si tratta è Monica Carella, 27 anni. «L’idea di Optip è nata – racconta l’ingegner Carella - dalla curiosità di provare e testare nuove strumentazioni e tecnologie, ma soprattutto dal fatto che c’era necessità, da parte della nostra azienda e dei nostri tecnici in particolare, di raggiungere nel più breve tempo possibile il cliente» in difficoltà per un improvviso guasto ad un apparecchio e per garantire il re-funzionamento dello stesso in tempi celeri. «Per ridurre al minimo i tempi di stop soprattutto per gli apparecchi necessari ad esami diagnostici, abbiamo pensato a come ridurre distanze e tempi per raggiungere i siti dove sono collocati gli apparecchi e per effettuare le riparazioni più banali da risolvere in pochi minuti con semplici interventi».

In pratica si sono accorti che il telefono, ed in particolare le videotelefonate, non bastavano più, era necessario qualcosa di più diretto e visibile con il coinvolgimento sul posto anche di un non esperto. Hanno quindi sviluppato un particolare software, già sul mercato, ed in uso dallo scorso maggio nell’Ospedale Gemelli di Roma, dove di recente è stato utilizzato per un guasto alla pet-tac. Lo strumento, come spesso capita, è stato bloccato. Ma il ‘fermo’ non è durato giorni allungando le liste di attesa di pazienti in attesa di sottoporsi all’esame diagnostico, bensì pochi minuti.

Con l’utilizzo degli hololens in dotazione ai tecnici dell’ospedale di Roma, l’esperto, senza muoversi dalla sua sede abituale di Bari, si è messo in collegamento con il nosocomio romano e ha letteralmente guidato la persona che ha eseguito la manutenzione riuscendo così a riavviare la pet-tac.

«In questo modo – aggiunge Carella - abbiamo azzerato le distanze, abbattuto i costi di manutenzione e di viaggio, consentendo un intervento rapido e riducendo al minimo il fermo macchine». E’ chiaro a tutti che il tempo risparmiato potrà essere utilizzato per altri interventi magari anche in contemporanea. Non solo ma in questo modo la manutenzione a distanza garantisce assistenza pure in casi di maggiore difficoltà come quando le strade sono bloccate da allagamenti o neve o persino terremoti.

La genialità dei giovani intraprendenti e dinamici baresi non si ferma qui. Il software pensato per gli apparecchi di diagnostica sanitaria, può essere applicato persino sul campo chirurgico e, a tal proposito, è stato già effettuato un esperimento con buona riuscita nell’applicazione di una protesi in campo ortopedico.

«Il progetto è utilizzabile in qualsiasi campo – aggiunge l’ingegnere - in cui due persone hanno bisogno di mettersi in comunicazione, in cui l’esperto guida e l’altro presta occhi e mani non avendo alcuna competenza. Chi non ha competenza o è meno esperto e si lascia guidare, ha un effetto abilitante perché impara ad eseguire qualcosa di nuovo e si sente sicuro perché sa che non sta agendo da solo, ma è sotto stretta ed attenta osservazione».

Nel campo chirurgico, al momento, forse può far sorgere qualche dubbio ma non se si pensa ad un particolare e complicato intervento che possa magari richiedere, a distanza, la conoscenza ed i suggerimenti di una equipe di esperti o del singolo chirurgo pratico di una tecnica innovativa.

Il sistema è complesso ma di facile uso, assicurano gli ‘inventori’ baresi. Innanzi tutto si adatta all’ambiente in cui è utilizzato ed è capace di aggiornarsi automaticamente in caso di cambi di stanze. Offre la possibilità di ingrandire e rimpicciolire, a seconda della necessità, le immagini e di girare attorno ad un particolare oggetto o persino di ‘ritrovarsi’ all’interno per meglio comprendere il punto esatto dove agire. Per non parlare della possibilità di disegnare frecce e cerchi, ad esempio, per indicare con più carezza il punto su cui procedere. Con comandi vocali (in inglese) si possono far effettuare determinati movimenti, nel caso del cuore (come da video pubblicato al termine di questo articolo, ndr) lo si fa pulsare e ruotare.

Insomma una invenzione che sicuramente troverà sbocchi in più campi e che faciliterà il lavoro di tanti esperti ma la vita degli usufruitori finali.

Anna Caiati