Al “Perrino” primo intervento di stimolazione cerebrale profonda

Al “Perrino” primo intervento di stimolazione cerebrale profonda

L'operazione chirurgica per i malati di Parkinson, per quali la terapia farmacologia si dimostra inefficace

BRINDISI - Il primo intervento di stimolazione cerebrale profonda (Dbs), su un paziente affetto da Parkinson, è stato effettuato in Puglia ieri, 26 gennaio, all’ospedale “Perrino” di Brindisi.

L’operazione chirurgica è stata eseguita con successo ad opera delle equipe della Neurochirurgia, diretta dal dottor Antonio D’Agostino, direttore U.O.C., e composta dai dottori Francesco Romeo e Piermassimo Proto, e della Neurologia professore Bruno Passarella, direttore U.O.C., insieme con la dottoressa Francesca Spagnolo. Con le due equipe hanno collaborato, per lo start-up, i colleghi dell’Ospedale San Raffaele di Milano, la neurologa Maria Antonietta Volontè, il neurochirurgo dottor Alberto Franzin e l’ingegner Marco Cursi.

Più nello specifico il Dbs avviene nei nuclei subtalamici attraverso l’impianto di elettrodi intracerebrali collegati con uno stimolatore sottocutaneo che, modulando in maniera reversibile l’attività dei predetti nuclei, migliora decisamente i sintomi della malattia. Questo particolare tipo di intervento chirurgico viene praticato da diversi anni in tutto il mondo ma solo in casi selezionati ed in fasi avanzate della malattia. L’intervento di Dbs necessita di collaborazioni multidisciplinari: neurochirurgiche, neurologiche e neurofisiologiche.

Il fatto che per la prima volta sia stato effettuato in Puglia porta a sperare che possa presto colmare il gap assistenziale e, allo stesso tempo, possa concorrere a limitare i “viaggi della speranza” e la conseguente “mobilità passiva”.

Il Parkinson è una patologia degenerativa lentamente ingravescente e invalidante, soprattutto nelle fasi avanzate, quando la risposta alla terapia farmacologia si dimostra insoddisfacente per il controllo dei disturbi. E’ la seconda malattia neurodegenerativa dopo l’Alzheimer e, in Italia, si contano circa 230.000 soggetti affetti, con la prospettiva che, nei prossimi 25 anni, tale numero sia destinato a raddoppiare. Nelle fasi avanzate, la gestione del paziente diventa particolarmente impegnativa, sia per il neurologo che per il caregiver. Infatti, oltre ai disturbi più noti (rigidità, bradicinesia e tremore), insorgono ulteriori problematiche, legate sia all’uso cronico dei farmaci che all’avanzare del processo neurodegenerativo.

Ben venga dunque una nuova terapia ed in particolar modo in un ospedale pugliese.


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