Primi due pazienti curati con l’ablazione convergent

  • In FOGGIA
  • mar 08 Giugno 2021
Primi due pazienti curati con l’ablazione convergent

All'Irccs Casa Sollievo della Sofferenza

SAN GIOVANNI ROTONDO - Due pazienti di 41 e 45 anni sono stati sottoposti con successo alla tecnica di ablazione “convergent”, la più innovativa metodica mininvasiva per la fibrillazione atriale (FA) nella sala operatoria della Cardiochirurgia dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo. Si tratta delle prime due volte per l’ospedale ad elevata specializzazione, di proprietà della Santa Sede, riconosciuto dal 1991 come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per la tematica di riconoscimento “Malattie genetiche, terapie innovative e medicina rigenerativa”.

Nei primi anni di esecuzione, la tecnica, finora disponibile solamente in 3 istituti italiani, ha ottenuto una risoluzione dell’aritmia nell’80% dei casi ed è frutto della combinazione del lavoro del cardiochirurgo e quello del cardiologo elettrofisiologo. La fibrillazione atriale è un tipo di aritmia che causa irregolarità nel ritmo cardiaco e che, pur non essendo rischiosa di per sé, può causare eventi trombotici e coaguli che se finiscono in circolo possono provocare anche ictus cerebrali o ischemie. La FA viene solitamente trattata con terapia farmacologica o mediante cardioversione elettrica. Quando non basta bisogna ricorrere all’ablazione.

La nuova tecnica di ablazione, eseguita a San Giovanni Rotondo dal cardiochirurgo francese Kostantinos Zannis, primario dell’Imm di Parigi, e dal cardiochirurgo di Casa Sollievo Michele Palladino, è applicabile soltanto ai casi di fibrillazione atriale isolata, cioè non associata a patologia valvolare e si sta diffondendo anche grazie alla possibilità di eseguire l’intervento di ablazione evitando la sternotomia (apertura dello sterno). La “convergent” si articola in due fasi: in sala operatoria il chirurgo effettua, con un accesso mininvasivo, una ablazione con radiofrequenza della parete posteriore dell’atrio sinistro del cuore per isolare le aree che generano l’impulso elettrico “errato”, i cosiddetti “foci aritmogeni”; a distanza di 3 mesi, il lavoro viene completato dal cardiologo elettrofisiologo che effettua una ablazione transcatetere delle vene polmonari con crioablazione.

«Questa nuova metodica completa il ventaglio di trattamenti che siamo in grado di offrire per trattare la FA – ha spiegato Mauro Cassese, direttore dell’Unità di Cardiochirurgia dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza – In questi primi anni di esecuzione della nuova metodica è emerso che da questa sinergica collaborazione cardiochirurgo-elettrofisiologo si ottiene una risoluzione dell’aritmia in circa l’80% dei pazienti trattati. Vanno sottolineati anche i risvolti positivi per il paziente che, oltre ad eliminare il rischio tromboembolico, potrà sospendere la terapia anticoagulante e con i beta-bloccanti, che hanno un impatto considerevole sulla qualità di vita».