Ricercatori baresi impegnati in studi sui vulcani sottomarini

  • In BARI
  • lun 06 Luglio 2020
Ricercatori baresi impegnati in studi sui vulcani sottomarini
(immagine tratta dall'articolo pubblicato sulla rivista Nature Geoscience)

Pubblicato uno studio internazionale su nota rivista scientifica

BARI - E’ stato svelato il meccanismo che rende possibili le grandi eruzioni esplosive nei vulcani sottomarini. E tra gli scopritori ci sono studiosi pugliesi quali il professor Pierfrancesco Dellino e la dottoressa Daniela Mele del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari Aldo Moro che hanno pubblicato, insieme con un  team internazionale, un importante articolo scientifico sulla prestigiosa rivista Nature Geoscience.

La rivista internazionale inglese, tra le più antiche e seguite riviste scientifiche, ha voluto dedicare un articolo sulla scoperta sul meccanismo che provoca le  grandi eruzioni esplosive sottomarine. Frutto di una ricerca internazionale, questa scoperta, dicono gli esperti, potrebbe avere ricadute importanti sulle tematiche globali che riguardano gli equilibri dinamici del pianeta Terra poiché svela come è possibile che avvengano le eruzioni esplosive nei vulcani sottomarini. Per studiare questo fenomeno i ricercatori si sono avvalsi anche di macchinari tecnologici avanzati quali robot subacquei per riprese del fondale e per raccogliere campioni del materiale eruttivo da analizzare in laboratoio.

I vulcani sottomarini producono circa il 90% di magma sul nostro pianeta e attraverso le loro emissioni rappresentano una componente fondamentale dell’equilibrio fisico-chimico degli oceani e quindi dell’atmosfera. L’esempio citato nella pubblicazione su Nature Geoscience è quello di un’eruzione recentemente avvenuta nel vulcano sottomarino Havre a nordovest della Nuova Zelanda. E’ qui che robot subacquei, a mille metri sotto il livello del mare, dove si trova il vulcano hanno ripreso il fondale per raccogliere campioni del materiale eruttivo che è poi stato portato in laboratorio per esperimenti sui meccanismi di innesco delle esplosioni a contatto con acqua. Lo studio è proseguito attraverso l’analisi delle immagini del particolato solido eruttivo che ha poi consentito di dettagliare i processi di interazione fra il magma e l’acqua che portano all’innesco delle esplosioni.

Attraverso questa ricerca si ha una migliore comprensione di come siano possibili eruzioni esplosive sottomarine, mentre ulteriori ricerche potranno dimostrare come questo tipo di eruzioni possa avere effetto sui cambiamenti climatici. Al momento è stato possibile accertare che le tranquille eruzioni effusive che producono colate di lava sottomarine trasferiscono molto lentamente il calore all’acqua e non generano particolari variazioni nella circolazione delle correnti oceaniche. Nelle eruzioni esplosive, invece, il magma è sminuzzato in particelle molto piccole ed il trasferimento di calore all’acqua è molto più rapido, potendo portare a sensibili variazioni nell’equilibrio termico delle correnti a livello locale e globale con conseguente impatto sul clima.

L'articolo si intitola Deep-sea eruptions boosted by induced fuel-coolant explotions (in italiano "Eruzioni di acque profonde potenziate dalle esplosizioni indotte dal liquido di raffreddamento del carburante").