Tanti i monumenti pugliesi da ‘salvare’ con il censimento del Fai

  • In BARI
  • mer 03 Giugno 2020
Tanti i monumenti pugliesi da ‘salvare’ con il censimento del Fai

Al primo posto il Ponte di Gravina, al sesto il Circumarpiccolo di Taranto

BARI - Il Ponte della Gravina o Ponte dell'Acquedotto, a Gravina in Puglia, al primo posto, e l'antica strada di Circumparpiccolo a Taranto, al sesto, sono i due monumenti al momento più votati della Puglia e d'Italia nella classifica nazionale della decima edizione del Censimento “I Luoghi del Cuore”, del Fai - Fondo Ambiente Italiano. L'iniziativa, a cui tutti i cittadini possono partecipare gratuitamente votando i luoghi italiani che più amano e che vorrebbero vedere salvati, tutelati e valorizzati, consentirà ai monumenti più votati di ricevere i fondi per il restauro.

Come ogni anno pari, anche nel 2020 è stato lanciato dal Fai il censimento dedicato al patrimonio artistico, culturale e paesaggistico italiano. Da maggio a novembre, chiunque può votare e far votare i luoghi che ama e che vorrebbe proteggere, valorizzare, far conoscere. Sino al 15 dicembre 2020, cliccando sulla pagina web del Fai si può contribuire a 'regalare' finanziamenti: nel caso si raggiungano 2.000 voti, i Comuni o i comitati o le associazioni che sostengono il monumento nel Censimento Fai potranno presentare al Fai e a Intesa Sanpaolo una richiesta di finanziamento per il restauro. Per il primo classificato nazionale sono invece previsti 50mila euro, 40mila per il secondo e 30mila euro per il terzo, a fronte di un progetto. Il Fai ha inoltre previsto lo stanziamento aggiuntivo di 5.000 euro per i luoghi che superano i 50.000 voti indipendentemente dalla posizione in classifica, sulla base di specifici progetti da presentare al Fai, mentre il luogo che raccoglie più voti via web, a esclusione dei primi 3 classificati, sarà oggetto di un video promozionale realizzato da un operatore professionale incaricato dal Fai.

Dopo il censimento, negli anni dispari, viene aperto il Bando Luoghi del Cuore, al quale possono candidare un progetto tutti i luoghi che hanno ottenuto almeno 2.000 voti al censimento. Seguirà un ulteriore classifica sempre basata sul voto dei cittadini che esprimeranno la loro preferenza per salvarli. Nella classifica nazionale (basta fare la ricerca nel sito web del Fai) sono diversi i monumenti pugliesi.

Al primo posto c'è il Ponte della Gravina o Ponte dell'Acquedotto, a Gravina in Puglia, ripreso in una scena mozzafiato nell'ultimo film della serie Jasme Bond "No time to die"con Daniel Craig in programmazione nell'autunno e che sarà visto sugli schermi cinematografici di tutto il mondo. Con oltre 7mila voti è al momento il monumento italiano più votato. Ogni monumento ha una scheda di presentazione, in quella del Ponte di Gravina leggiamo che è una struttura ad archi, alto 37 m. lungo 90 m. e largo 5,5 m. che collega le due sponde del torrente Gravina. Fu costruito per permettere l'attraversamento del Crapo (l'antico nome del torrente Gravina), e consentire ai fedeli di raggiungere la chiesetta della Madonna della Stella. Poco si sa circa la data della sua costruzione, ma fonti storiche datano con certezza la sua esistenza almeno al 1686.

Al sesto posto c’è invece l'antica strada di Circumarpiccolo che costeggia uno dei due mari d Taranto, il Mar Piccolo, silenziosa, immersa nella natura, collega la parte Sud con la parte Nord della città. Percorrendola si assiste ad un panorama mozzafiato a tutte le ore del giorno e si possono individuare gli aironi, i fenicotteri, cavalieri d'Italia che stazionano nella Oasi Naturale Wwf "Palude La Vela". Nel Mar Piccolo è stata recentemente scoperta la presenza di una colonia di cavallucci marini, si stimano circa 500.000 esemplari. La presenza in MAR Piccolo di sorgenti d'acqua dolce (i Citri) e lo scorrere di due brevi corsi d'acqua (Cervaro e Galeso) sono fonti preziose per la coltivazione delle "cozze nere".

Al 24° posto si trova la Chiesa San Giacomo di Supersano, in Salento. Posto in una posizione di rilievo, in prossimità dell’antica strada che congiungeva Cutrofiano a Supersano e a due passi dalla generosa ricchezza offerta dal bosco, il casale di Sombrino, o quello che ne resta, occupava un’area oggi compresa tre le Masseria Stanzie e Chiesa. Quest’ultima prende il nome proprio da un chiesa, quella di San Giacomo, unica superstite della coppia di edifici religiosi che un tempo qui si ergevano. La chiesa di San Giacomo faceva parte già nel 1218 dei possedimenti del lontano monastero di San Nicola di Casole, il vero ponte di collegamento tra oriente e occidente, nonché ritenuto l’edificio che abbia ospitato una delle prime università d’Europa.

Al 35° posto i Giardini Ospedale Militare di Taranto, un vero paradiso nel centro della città pugliese, tutto da scoprire. Sono strutturati su di un pendio organizzato a gradoni e terrazzi che guarda sul Mar Piccolo di Taranto, ricalcando la cavea di un edificio teatrale. Al suo interno presenta delle vere e proprie meraviglie: un ruscello vivace per la presenza di citri di acqua dolce che sgorgano in superficie e mantengono la flora interna per cui anche grazie agli effetti dell’inversione termica troviamo specie di collina e tipiche del sottobosco ad una quota per loro insolita: ciclamini, funghi, capelvenere che convivono in armonia con il papiro, l’acanto molle spontaneo e pini secolari. Tra l'altro si possono ammirare i resti della sontuosa villa settecentesca dell'arcivescovo napoletano Capecelatro che fu edificata nel 1796, espropriata nel 1893 e abbattuta per poter costruire l’Arsenale militare. E' qui presente pure un'area archeologica di grande interesse: muri antichi, frammenti di ceramica a dimostrare la funzione sepolcrale del sito in età greca; i resti di un tempietto "Sacello "databile in epoca tardo repubblicana, quasi sicuramente dedicato ad una divinità dell’oltretomba vista la disposizione interna di alcuni pilastri e la fiaccola sacra rappresentata su uno di questi; sarcofagi di marmo recuperati da un relitto di una nave da carico romana (navis oneraria) naufragata nel III secolo d.C. a circa 500 metri dalla costa jonico salentina.

Un altro monumento Tarantino, Torre Colimena a Manduria, si trova invece al 38° posto. Più precisamente è nell'area Salina dei Monaci, ritornata selvaggia dopo l'eliminazione della statale che la divideva dalle dune, ma soprattutto tornata alla conformazione originale. Si è ripopolata con fenicotteri e cavalieri d'Italia e tante altre specie di fauna selvatica. Su tutto spicca la torre che i monaci usavano per la produzione del sale. E' una delle zone che rappresenta meglio il Salento ancora al di fuori delle logiche del turismo di massa che stanno distruggendo altre zone bellissime. La frazione di Torre Colimena è situata nella Terra d'Arneo, ad est di San Pietro in Bevagna, altra frazione del comune di Manduria, stretta tra le aree protette della Salina dei Monaci ad ovest e la Palude del Conte ad est. Torre Colimena fa parte di un sistema difensivo di torri costiere volute dall'imperatore Carlo V, re di Spagna, dopo l'invasione di Otranto da parte dei Turchi nel 1480, per difendere la penisola del Salento dalle loro frequenti incursioni.

Sempre nel tratto pugliese che affaccia sul mar Ionio, c'è la Chiesa del Convento di San Francesco a Castellaneta al 46° posto tra i luoghi da salvare. Costruito a partire dal 1471 il Convento, nei pressi di una chiesa già documentata nel 1463, fu ristrutturato ed ampliano agli inizi del '600, dopo la riforma francescana. La chiesa, nella seconda metà del XVII sec. subì ulteriori modifiche. L'interno, a tre navate, presenta l'altare maggiore in legno dorato, attribuito a fra Francesco Maria da Gallipoli, che intagliò intorno al 1697 anche il tabernacolo, oggi conservato all'interno del convento. Contemporanea è la tela centrale, opera di fra Giacomo Diso da Galatina. Interessanti sono anche lungo la navata sinistra gli altari lignei, della metà del Seicento, dedicato a S. Antonio da Padova ed attribuiti a fra Giuseppe da Soleto.

A rappresentare la zona di Foggia c'è Torre Fiorentina o Castelfiorentino a Torremaggiore al 54° posto (al momento in cui scriviamo). E' qui che si trovano i resti della piccola città medievale chiamata Florentinum, citata nel 1058 nell'elenco delle sedi vescovili suffraganee della metropolia di Benevento. Fu Federico II che decise di farsi edificare una domus solaciorum nella città. La domus federiciana si innestava su strutture preesistenti, ed è stata in seguito rimaneggiata, probabilmente in età angioina, dai signori della città. Si trattava di un edificio maestoso, di pianta quasi rettangolare, lungo 29 m e largo 17 m, con uno spazio utile interno di 275 mq, costituito da due stanze lunghe leggermente spostate l'una rispetto all'altra. I muri, spessi 1,5 m, erano coperti da un rivestimento di belle pietre. All'interno, le pareti erano rivestite di intonaco e il suolo di mattonelle disposte in opus spicatum. La stanza ovest era munita di due camini, i muri della stanza est di banchi di pietra. Tre archi di tufo sostenevano un soffitto o una volta su ogni stanza.

La Capitanata si presenta al Censimento del Fai pure con il Santuario della Madonna della Salute, noto anche come Santuario Diocesano di Maria Santissima della Sanità, a Volturara Appula, al 71° posto. Il Santuario è annesso al Convento delle Apostole del Sacro Cuore delal Bearia Maria Gargani e risale al 1500. Situato poco lontano dal centro abitato, in uno splendido punto panoramico, dove si possono ammiare i Monti Dauni e quelli del Matese. E poi c'è pure la Chiesa di San Mercurio a Serracapriola (nel momento in cui scriviamo al 209° posto), eretta agl inizio del '600 e danneggiata gravemente nel terremoto del 1627 al punto da dover essere demolita e ricostruita, nel 1630, reimpiegando però gran parte dei materiali orginari. Fu modificata negli anni sino al 1728 così come appare oggi ovvero con tre navate con transetto, cupola dotata di cupolino e coro realizzati da maestri toscani. E' dotata di una torre campagnaia del 1771. L'interno della chiesa presenta una ricca decorazione settecentesca oltre a numerose statue e dipinti, nonchè altari e altre decoRazioni.

Per la provincia di Bari troviamo Torre di Castiglione, a Conversano, al 49° posto, immersa tra campi coltivati e lembi di macchia mediterranea, la collina di Torre di Castiglione è tra le testimonianze più importanti della densa, complessa, plurisecolare storia del comprensorio del sud-est barese. Il sito deve il suo nome all’alta torre di avvistamento che troneggia sulla sommità della collina, tra esemplari monumentali di lecci, roverella e ulivo che ne fanno un sito di interesse archeologico ma anche paesaggistico, inserito nella Riserva Naturale Regionale Orientata “Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore”. La torre (attualmente non fruibile), con i suoi 13 metri di altezza, è la più recente tra le testimonianze lasciate da quanti popolarono o frequentarono il sito nel corso dei secoli. Mentre al 100° posto ci sono le Edicole votive di Bari vecchia, circa 240 altarini, con icone, dipinti e quadri sparsi nei vicoli del borgo antico ognuna con una storia differente ma tutte accomunate dalla fede per un Santo o la Madonna, per i quali i residenti hanno realizzato piccoli altari nei secoli a cui affidare le proprie preghiere. Sono anche chiamate “madonnelle” o “nicchie”, preziosi altari incastonati nelle facciate dei palazzi, delle case, delle corti o all’ombra degli archi in pietra e decorati da immagini sacre tra l’altro, su bassorilievi del XVI sec., su affreschi del XVII sec. e anche su pitture ad olio su lastre di metallo. Le edicole proteggono da secoli gli usci delle case, i vicoli, le piazze, i larghi e i passaggi e sono sempre guarnite di fiori freschi e lumini, a testimonianza della devozione dei cittadini di Bari vecchia. Nelle edicole votive sono effigiati i santi più amati e venerati: da San Nicola, patrono della città, ai Santi Sabino, Rocco, Antonio da Padova, Cosma e Damiano, Vito, Domenico e infine la Madonna, in tutti i suoi vari aspetti iconografici: Addolorata, Odegitria, del Carmelo, del Rosario, degli Angeli, e tanti altri.

Insomma davvero l’imbarazzo della scelta per i pugliesi e per coloro che almeno una volta si sono trovati a guardare o visitare un monumento conoscendo o meno la storia.